La comunicazione del Congresso delle Famiglie

Tra il 29 e 31 marzo 2019 si è svolta a Verona la tredicesima edizione del Congresso Mondiale delle Famiglie. Le polemiche che hanno accompagnato la manifestazione sono state numerose e il dibattito tra gli esponenti politici ha quasi monopolizzato l’informazione italiana per un intero fine settimana. [Se volete un approfondimento sulle origini e le evoluzioni del Congresso vi consiglio questo articolo di Giulia Siviero].
Noi, invece, lasceremo da parte le implicazioni politiche di tutto ciò, concentrandoci su un altro aspetto, per noi più interessante: il modo di comunicare, sia verso l’interno che verso l’esterno, della galassia di associazioni ed Onlus che ruota attorno all’organizzazione del Congresso.

Prima di partire con l’analisi vera e propria va sottolineata una stranezza che ho riscontrato analizzando le pagine Facebook di alcune delle organizzazioni che hanno messo in piedi l’evento: Generazione Famiglia e ProVita hanno avuto e continuano ad avere lo stesso calendario editoriale della pagina ufficiale dell’evento. In pratica condividono gli stessi materiali (foto, video, notizie) negli stessi giorni e nelle stesse ore. Un comportamento alquanto bizzarro, probabilmente causato dal fatto di avere la stessa persona o la stessa agenzia a gestire tutte le pagine, soprattutto considerando che probabilmente molte persone seguano tutte e tre le pagine. In questo modo molti utenti si ritrovano contemporaneamente lo stesso contenuto riproposto nella stessa maniera. Si sarebbe potuto tentare di diversificare i messaggi, analizzando le sotto-nicchie presenti in ogni pagina, ma si è preferito bombardare i follower con gli stessi messaggi ripetitivi in modo che nessuno perdesse nulla. Dal momento, però, che questo tipo di comunicazione sta continuando anche in questi giorni, a Congresso concluso, mi fa più semplicemente pensare ad una mancanza di strategia.

Messo da parte questo strano caso, andiamo ad affrontare il tema principale. Quando pensiamo al tipo di organizzazioni che combattono contro l’aborto e i diritti LGBTQI e a favore della famiglia tradizionale, ci tornano subito in mente manifesti cupi e spettrali, con feti morenti e descrizioni di società degradate e prossime all’estinzione. Ci viene facile credere che il loro tipo di comunicazione si basi sulla paura, sullo spaventare le persone sul destino decadente della società moderna, diretto a suscitare timore e sconcerto nel pubblico. Ed effettivamente per un lungo periodo è stato così.

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Questo qui sopra è un video con i momenti più importanti del secondo Congresso delle Famiglie che si tenne a Ginevra nel 1999. Ora cliccate qui per guardare il video riassuntivo dell’ultima edizione montato dagli organizzatori. Appare subito evidente il differente approccio comunicativo, soprattutto per quanto riguarda la parte visiva. Ma andiamo con ordine.
Il video del ’99 si apre con un Pater Noster cantato ed una serie di immagini che rimandano a donne e bambini e una carrellata di parole, tra cui “morte”, “crisi” e “divorzio”. Il complesso di immagini e suoni dona al tutto un senso apocalittico, la stessa sensazione che sembra si respiri negli edifici gotici. Sebbene si intravedano i primi segni di quella che sarà la comunicazione del futuro, gli ospiti intervistati si soffermano soprattutto nello spiegare chi sono e quale istanze portano avanti, essendo l’organizzazione ancora poco conosciuta. Il video, però, non sembra costruito per essere visto dal grande pubblico, ma piuttosto da una cerchia ristretta di persone: i cittadini che già frequentano questi ambienti e potrebbero avere interesse nel seguire le prossime edizioni del Congresso, e le altre Organizzazioni, invitate, invece, a creare un network in difesa della famiglia.
Tra le altre cose particolari del filmato, al minuto 5:30 vengono elencati gli organizzatori e tra i nomi appare in evidenza l’Organizzazione della Conferenza Islamica. Eravamo certamente in un mondo pre 11 settembre, ma è significativo vedere come una parte del mondo islamico remasse dalla stessa parte di Onlus che oggi rivendicano la supremazia del cattolicesimo.

Il video riassuntivo condiviso sulle pagine social dell’edizione di Verona ha, invece, tutto un altro tono. A prima vista appare simile a quello di altre decine di workshop e convegni, con musica accattivante, slideshow degli ospiti e gente in feste che applaude. Non si sente nessuna parola, ma si comunica esclusivamente attraverso le immagini.
Immagini che rappresentano esclusivamente momenti di gioia e di festa, dando esclusivamente l’impressione di essere un gruppo di persone riunite per condividere in armonia idee ed opinioni.

Adesso facciamo un passo indietro e guardiamo lo spot con cui è stato promosso il Congresso.

Già osservando questo spot si comprende qual è il messaggio principale che gli organizzatori hanno voluto trasmettere: serenità. Niente scenari tragici o minacciosi, ma tutto l’opposto. Il testo e le immagini sono più neutre possibili e, fino all’apparizione di Salvini, si fa difficoltà ad inquadrare il messaggio all’interno di una cerchia valoriale. Il video è estremamente patinato, il messaggio è positivo: si parla di bambini, eroi e valori, il tutto accompagnato da sorrisi e da una musica rilassante. Non vuole incutere timore o ansia, ma semplicemente mostrare un mondo in cui esistono solo gioia e vivacità.
Ovviamente non mancano i riferimenti culturali alla propria visione del mondo. Quando viene detto “Ogni bambino ha la sua famiglia” è chiaro che si faccia riferimento al loro concetto di famiglia che, però, non viene espresso chiaramente. Così come la frase “Ogni bambino è un foglio di carta bianca che aspetta di essere scritto e amato” rimanda all’idea dei genitori che possono modellare a piacimento il proprio figlio, ma lo fa con parole tali che il concetto passi quasi come una dichiarazione d’amore verso i più piccoli.

Questa è, invece, la locandina ufficiale del Congresso. Anche qui vale quello che si è detto fino ad ora. L’immagine della bambina sulla sinistra potrebbe essere usata per qualsiasi poster motivazionale a favore dell’emancipazione femminile e anche l’uso dei colori e dei font rimanda ad un senso di fanciullezza e gioia. I colori sono vivaci, le forme libere e giocose e la scelta delle parole ponderata. Si parla di diritti, bellezza, salute e crescita, rinunciando totalmente a quelle espressioni che abbiamo visto all’inizio del video del 1999.

Scorrendo tra le immagini proposte prese dalle pagine degli organizzatori del Congresso, appare evidente come i messaggi siano sempre espressi in modo positivo. Non si è mai “contro” (l’aborto, le coppie omosessuali, l’eutanasia) , ma sempre a “favore” (della vita, della famiglia, dei diritti). In poche parole hanno ripreso tutti i concetti dei loro avversari e li hanno rielaborati per farli propri. In questo modo hanno tolto una delle poche armi che coloro che li criticavano avevano, trasformando radicalmente il loro modo di presentarsi.
Ovviamente i sostenitori di queste organizzazioni riescono a trasformare i messaggi positivi in negativi una volta elaborata l’informazione. Colui che legge comprende che “Viva la vita” significa “No aborto”, ma il concetto è nascosto sotto una patina di positività che fa apparire il messaggio non solo innocuo, ma totalmente condivisibile anche da chi non condivide i valori degli organizzatori.

Diverso è invece il discorso per quanto riguarda la comunicazione interna. Quando queste organizzazioni si rivolgono ai loro seguaci non sentono la necessità di dover ricoprire di altri significati le loro motivazioni. Pur mantenendo uno stile accorto (anche per evitare ripercussioni che andrebbero ad influire sull’immagine che vogliono costruire verso l’esterno), ammiccano maggiormente a certe fazioni maggiormente estremiste. L’esempio più eclatante è il feto di plastica distribuito durante il Congresso il giorno d’apertura. Gli organizzatori si sono difesi affermando che il gadget risalisse ad altre manifestazioni, ma questo non cambia la situazione che si sta analizzando.
Ma sono soprattutto due i fenomeni che risaltano maggiormente nella loro comunicazione interna: il continuo conflitto con le “elite” e il senso di accerchiamento.
Partiamo dal primo.

Nelle due immagini qui proposte si presenta la questione del Congresso nella tipica situazione del “Noi contro Loro”, in cui il “Noi” combatte per i diritti e le libertà, mentre il “Loro” vuole intrappolare gli individui in una società distopica. Se da una parte questo meccanismo serve a rinforzare il senso di appartenenza, creando una divisione netta e percepibile, dall’altro ha lo scopo di ribaltare la narrazione classica. Come già ripetuto, non sono loro quelli contro, ma sempre gli altri. In questo caso addirittura i detrattori “Odiano la famiglia”, una frase che risulterebbe fastidiosa per chiunque.

In questi post, invece, ci si sofferma su quel senso di accerchiamento che sembra pervadere parte della comunicazione interna. Se in parte anche questa strategia serve a trovare dei nemici esterni per rendere maggiormente compatto il fronte dei sostenitori, dall’altra è utile per bollare come bufala qualsiasi notizia che venga percepita come un attacco. In questo modo i media mainstream non sono più affidabili e per i loro sostenitori le pagine social di queste organizzazioni diventano l’unica fonte affidabile di informazioni.
Ma non solo: giornali e televisioni sono pregiudizievoli nei loro confronti e, quindi, non in grado di giudicare con esattezza quello che sta accadendo. Questa strategia ricorda molto quella messa in atto dai complottisti, per cui tutto ciò che viene affermato da chi cerca di smentirli non può che essere falso.

Ricordiamo che Verona, una anno prima di ospitare il Congresso, si è autodefinita “Città a favore della vita”. E chi potrebbe contestargli una scelta del genere?
Quello che il Congresso Mondiale delle Famiglie, le organizzazioni che gli girano attorno e tutto quel mondo in generale, stanno tentando di fare è ribaltare l’immagine che il sentire comune attribuiva loro. Un vero e proprio rebranding che trasformi il modo in cui la società li percepisce. Non più le persone che parlano di dolore e sofferenza, ma coloro che, al contrario, vorrebbero farsi portatori di diritti e nuove opportunità.

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