I migliori simboli che non potremo mai votare

Lunedì sono stati presentati al Viminale i 47 simboli per le elezioni europee. Ovviamente sono presenti quelli più famosi (dal PD alla Lega, da Forza Italia al Movimento 5 Stelle), ma non è su quelli che ci concentreremo. Le analisi sui loro nuovi contrassegni sono già tante e di valore, ma invece ci concentreremo sulle piccole gemme nascoste in questo mare magnum di loghi e colori. Appena sotto la superficie di coloro che lottano per percentuali a due cifre, è possibile scoprire un sottobosco di associazioni e partiti che non non solo non hanno intenzione di vincere, ma spesso nemmeno di partecipare. Già da lunedì 3 simboli sono stati dichiarati inammissibili dal Ministero dell’Interno e per altri mancano le autorizzazioni necessarie. La maggior parte di loro nemmeno apparirà sulla scheda elettorale, dal momento che servono 150mila firme per presentare la candidatura ufficiale. Ma in fondo conta davvero vincere quando ti definisci un “esseritario”?

Qual è il loro programma? In cosa credono? Ci interessa davvero?

Nei giorni scorsi i follower della pagina Instagram (@programmata_blog) che potete trovare cliccando qui, hanno votato i loghi più assurdi e inaspettati di questa campagna elettorale, decretando una classifica dei partiti che vorremmo votare, ma che la burocrazia ci impedisce di scegliere. Quindi partiamo dall’ultima posizione per poi arrivare in cima alla classifica.

9 – La Catena

Qui partiamo subito subito col botto. Non perché il logo sia particolarmente brutto (ce ne sono di peggiori), ma evidentemente i votanti hanno fiutato qualcosa di losco appena hanno visto il simbolo. Il Movimento La Catena si presentò già alle elezioni del 2014, anche quella volta senza raccogliere le firme necessarie (d’altra parte il sito conta 1600 visitatori e servirebbero 30mila firme in ogni circoscrizione). Il fondatore si chiama Franco Bruno e già questo mi sembra un buon motivo per annullarne la candidatura: qual è il nome e qual è il cognome? Quante schede nulle provocherebbe questo dilemma?
Ma tornando al simbolo, Bruno (o Franco) afferma che la catena simboleggi l’unione tra gli artigiani italiani, riuniti per combattere gli imprenditori e la classe politica corrotta e spendacciona. Sul significato delle due asce che ricordano il fascio littorio, il signor Franco (o Bruno) è rimasto molto più vago, sostenendo che sia solo un richiamo all’Impero Romano. Risposta che non tranquillizza del tutto. Ma la parte più interessante del Movimento rimane il programma politico. Purtroppo quello presente sul sito è aggiornato al 2014, ma le posizioni non sembrano cambiate molto. Di seguito una lista di alcune frasi prese alla lettera dal suo manifesto:
– “Dov’è il rispetto dell’ex Impero Romano? Noi ne siamo gli eredi, non dimentichiamolo”
– “Uscita immediata dall’euro tenendo la moneta attuale” (?)
– “Blocco extracomunitari tenendo l’Italia come ex impero romano”
– “Il destino mi fa sentire come nuovo condottiero”
– “Meglio la pratica che la grammatica”
– “Immediata unificazione Trentino – Alto Adige”

Come sussurrerebbe qualcuno “Beh che dire…”

8 – Gilet Arancioni

Il movimento dei Gilet Gialli in Francia non ha ancora assunto una chiara direzione politica, ma per fortuna in Italia ci siamo portati avanti. Sebbene il colore di riferimento sia diverso (non so bene se perché in Italia la legge prevede un colore diverso per i gilet catarifrangenti o perché questo era il colore dell’accessorio allegato a qualche rivista di automobili), le istanze sono vagamente le stesse: via la vecchia classe politica, più potere al popolo.
Il simbolo, creato in cinque minuti su paint, mostra una bandiera italiana e uno sfondo arancione, con una chiave di violino a sottolineare il cambiamento di musica promesso. Ma la cosa che mi disturba di più è la presenza del punto dopo la parola “Movimento”. Perché? Quale oscuro messaggio porta con sé? È un ossimoro tra la fermezza del punto e l’irruenza della parola movimento? Un tentativo di attirare il voto moderato? Forse non lo sapremo mai.
Ma chi si nasconde dietro questi colori così accesi?
Il generale Antonio Pappalardo è un personaggio che definire peculiare non gli renderebbe giustizia. È diventato abbastanza famoso sui social negli ultimi anni per i suoi tentativi di delegittimare il Parlamento italiano e i suoi membri ed eleggere il popolo ad ultimo baluardo in difesa della democrazia. Per esempio una volta, con un post su Facebook, dichiarò in arresto il Presidente della Repubblica; in un’altra occasione, seguendo la sua fantasiosa interpretazione della Costituzione, chiese lo scioglimento delle Camere; infine cercò di arrestare anche la Boldrini durante un suo comizio.
Il tutto è incorniciato all’interno di una retorica estremamente violenta e populista, mitigata solo dall’aspetto del Generale, che lo fa quasi sembrare il nonno che parla di politica dopo aver bevuto un bicchiere di troppo. Resta, però, inquietante il manipolo di seguaci che, in alcune occasioni, ricorda molto la devozione che portò al massacro di Jonestown.
In ogni caso i suoi sostenitori sono più su Facebook che nella vita reale, per cui anche su questo partito non potremo mettere nessuna X.

7 – No riforma Forense

Da dove partire?
Perché i testi non sono allineati? Perché la grandezza del font cambia continuamente? Perché c’è la mail del fondatore? Perché il fondatore usa ancora LiberoMail? Perché questo logo non è arrivato ultimo?
Molte di queste domande rimarranno senza risposta dal momento che è quasi impossibile trovare informazioni online su questo soggetto politico. D’altra parte tutto il programma è riassunto nel suo nome ufficiale che è “No riforma forense – No alla cassa forense – No legge 247/2012 – No alla contribuzione previdenziale slegata dal reddito – pierluca.dal-canto@libero.it“. Con una denominazione del genere mi sembra anche superfluo scrivere un programma ufficiale. A parte l’ossessione di Dal Canto di inserire ovunque la propria mail senza alcun timore di ricevere dello spam, mi chiedo cosa gli sia passato per la testa quando ha pensato di proporre questo simbolo. Se quello di prima sembrava fatto con Paint, questo probabilmente è stato creato direttamente con Word.
Capisco che gli avvocati siano persone estremamente pratiche e che guardino al sodo, ma dovrebbero capire che la politica ha un altro tipo di linguaggio rispetto alla giurisprudenza.
Tra l’altro non ho la più pallida idea a quale tipo di riforme faccia riferimento e, per evitare di addormentarmi a metà articolo perdendomi tra le varie leggi, darò per buono che la sua sia una battaglia giusta in difesa di tutti i cittadini (anche se a naso mi sembra vada incontro solo agli avvocati).
La mail però ce l’abbiamo: siamo tutti invitati a presentargli un logo più convincente.

6 – Partito Internettiano

I membri del Partito Internettiano sono stati i primi a depositare il simbolo presso gli uffici del Ministero. Come tutti coloro che hanno un minimo di dimestichezza con internet avranno prenotato online per saltare la fila, immagino.
A parte questo, però, il partito si è rilevato per me una grande delusione. Cercando il loro sito su internet mi aspettavo di trovarmi davanti ad un concentrato di tecnologia, una piattaforma che dimostrasse tutti i pregi del web e che mi mostrasse, senza bisogno di dover leggere oltre, che quello fosse davvero il futuro.
Invece il loro sito consiste in un lunghissimo testo rosso, statico, su fondo giallo. Hanno poi un blog che, però, viene aggiornato circa ogni sei mesi. Sembra che siano internettiani rimasti al web degli anni ’90. Per il resto appare un partito complottista che vede in internet la salvezza contro il dominio dei poteri forti. Per citare il suo manifesto “Il PARTITO INTERNETTIANO ritiene che solo tramite internet, il più rivoluzionario strumento di partecipazione diretta, sarà possibile intervenire nelle nuove sfide, contrapporsi da subito ai minacciosi piani di accaparramento delle risorse del pianeta da parte di oscuri centri di potere che, in nome del profitto ed in forza di immense disponibilità finanziarie, pensano di determinare e dominare il destino della società senza che nessuno si opponga“.
D’altra parte già dal logo potevo immaginare che questi paladini di internet non fossero poi granché. Da buoni nerd potevano ideare qualcosa di migliore: la sovrapposizione grossolana della chiocciola sulla W senza alcuna coerenza grafica, colori casuali e soprattutto la linea che divide il viola dal blu che, invece di seguire il profilo della W, ha una traiettoria indecisa tutta sua. Non ci siamo proprio.

5 – Movimento Poeti D’Azione

Il 1994 è considerato da tutti un anno epocale per la politica italiana a causa della nascita di Forza Italia e della discesa in campo di Berlusconi. Lo stesso anno, però, nasceva il Movimento Poeti D’Azione fondato da Alessandro D’Agostini. Pur non condividendo lo stesso successo elettorale dell’ex primo ministro, il PDA ha avuto la stessa longevità. All’epoca il simbolo era molto più semplice, una scritta rossa su fondo giallo sfumato. Oggi, oltre a cambiare radicalmente il colore lasciato libero da Salvini, aggiunge altri particolari: una bandiera italiana, una spada e una penna. D’Annunzio sarebbe stato un ottimo capolista nella circoscrizione Nord-Est, peccato.
Unica finezza la D apostrofata che vale sia per il nome del partito che per il cognome del fondatore.
Il sito, fieramente inciso nella parte superiore, è soprattutto una vetrina per le opere e gli incontri di D’Agostini, aggiornato, però, al 2014. Da un gruppo di poeti mi sarei almeno aspettato un manifesto ricco di retorica e neologismi e, invece, nemmeno quello.

4 – Fronte Verde

Esiste un universo parallelo in cui Riccardo Cuor di Leone, dopo aver riconquistato il trono di Inghilterra, decide di aprire il Regno ad una Monarchia parlamentare. Alle elezioni Robin Hood si presenta con questo simbolo, ottenendo la maggioranza dei voti (ma non dei seggi) e candidando Little John nel collegio di Nottingham. Il governo cade per le divergenze con l’altro alleato di governo, il partito centrista di Fra Tuck.
Invece nell’universo in cui viviamo noi non solo tutto non è mai accaduto (sequel della Disney permettendo), ma non potremo nemmeno avere il piacere di ammirare questo simbolo all’ombra della cabina elettorale. Forse si è capito come questo fosse il mio preferito e che sono convinto meritasse la vittoria come “Logo più bello che non potremo mai votare”, ma non posso fare altro che ammirarlo e sperare che qualcuno decida di utilizzarlo per un partito che possa essere votato.
Il nome chiarisce immediatamente le posizioni politiche del partito, il colore è vivace, l’arciere usato come icona facilmente riconoscibile e l’intera composizione è perfettamente armoniosa.

3 – Ora Rispetto per tutti gli animali

Capisco i motivi per cui questo simbolo abbia raggiunto il terzo gradino del podio: l’ambientalismo (e con esso l’animalismo) è, per fortuna, un tema che sta tornando attuale e che al momento sta vedendo i suoi consensi salire. Ma con l’immagine non ci siamo proprio.
Quante associazioni hanno come simbolo un orso? Parchi regionali, associazioni, Stati americani, questo animale è ormai un soggetto abusato e che rischia di non essere più riconoscibile o associabile ad un determinato soggetto politico o non.
Tra l’altro va sottolineato come i partiti che hanno l’ambiente come priorità del loro programma sono tanti: oltre al già citato Fronte Verde, hanno presentato il loro simbolo il Partito Animalista ed Europa verde. Quindi quattro partiti il cui elettorato è perfettamente sovrapponibile.
Allora lancio la proposta, assolutamente non dettata dal desiderio di poter ammirare su un mega cartellone a Termini il logo dell’arciere, di riunirsi per le prossime elezioni sotto il simbolo, appunto, del Fronte Verde.

2 – Sacro Romano Impero Cattolico

Suppongo che come a sinistra ancora litighino e si dividano su chi sia il vero erede dei valori del Partito Comunista, così nell’area imperiale chiunque voglia farsi portavoce dei fasti dell’antica Roma. È così che immagino la scissione del Sacro Romano Impero Cattolico dal Movimento La Catena (quello arrivato nono e che a questo punto potreste aver già dimenticato), nel momento in cui Franco Bruno (almeno lui lo ricordate?) abbia trascurato la parte di storia successiva alla deposizione di Romolo Augustolo.
State cercando di capire chi sia la donna raffigurata nei cinque medaglioni all’interno del simbolo? Dopo aver perso qualche ora alla ricerca di somiglianze con antiche imperatrici, ho scoperto che in realtà si tratta di Mirella Cece, fondatrice del movimento, che sulla sua pagina Facebook si definisce già Imperatrice.
Nell’intervista rilasciato subito dopo aver depositato il simbolo rifiuta di dare maggiori informazioni sul programma, affermando semplicemente che il suo partito è “monarchico, costituzionale e ministeriale” e che, per protesta contro la vittoria della Repubblica al referendum del ’46, non si candiderà alle elezioni. E questa cosa un po’ mi dispiace perché la proposta di trasferire la capitale europea da Bruxelles ad Aquisgrana mi aveva convinto.

1 – Partito Pirata

Siamo arrivati finalmente al primo posto e, sebbene con l’amaro in bocca per non aver visto trionfare il mio simbolo preferito, accetto la sconfitta per mano di un altro partito che merita ugualmente il successo.
Prima di tutto perché potremmo riuscire ad averlo sulla scheda elettorale: il Partito Pirata è affiliato al Partito Pirata Europeo (sì esiste davvero) e potrebbe riuscire ad aggirare lo scoglio delle firme. Scopriremo nei prossimi giorni se il Viminale ci concederà questa gioia.
Per il resto che dire? Il logo è minimale, ma efficace: la bandiera che prende la forma della P, il giusto uso dei tre colori principali e la disposizione delle immagini e delle scritte rende il simbolo molto attraente. Sicuramente non originale, dal momento che tutti i Partiti Pirata (sì esistono in quasi ogni nazione europea) usano lo stesso, seppur con colori e sfumature diverse. Ma arrivati a questo punto conta davvero qualcosa?

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close